Trapianti: Nanni Costa, rispettate procedure, cuore era idoneo

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Roma, 27 set. (AdnKronos Salute) – “E’ stata eseguita una valutazione del cuore” ricevuto dal paziente morto dopo il trapianto all’ospedale San Camillo di Roma, “attraverso un elettrocardiogramma e una ecocardiografia, che esamina l’organo a livello strutturale e funzionale, oltre a una coronarografia. I test sono risultati negativi. Per la nostra rete trapiantologica questo cuore rispettava i criteri di idoneità. Poi la valutazione passa al gruppo chirurgico che lo prende in carico, in questo caso il S.Camillo”. Ad assicurarlo all’AdnKronos Salute il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa.

“L’équipe chirurgica – prosegue Nanni Costa – è quella che va a prendere l’organo e ne verifica il funzionamento. Ho appena parlato con il chirurgo che ha operato, mi ha detto che era tutto a posto e la funzionalità cardiaca è stata verificata in vivo. I familiari hanno citato problemi nel trasporto dell’organo, ma noi abbiamo rilevato tempi corretti fra il prelievo del cuore e il trapianto. In ogni caso, anche il Cnt ha eseguito un audit e lo ha consegnato all’autorità giudiziaria. Qui noi ci fermiamo. Tutti i dati a nostra disposizione sono stati consegnati in totale trasparenza all’autorità giudiziaria, ma è chiaro che non possiamo vedere il referto anatomo-patologico dell’organo”.

“Su questo caso – tiene a precisare Nanni Costa – sono state dette alcune imprecisioni: il paziente che ha donato il cuore aveva 48 anni e non 70 come ho letto, si è buttato in piscina da uno stato di pieno benessere. Si è sentito male, i soccorritori hanno fatto ripartire il cuore ma il cervello risultava già compromesso. Dopo 24 ore è stata dichiarata la morte encefalica. Ma non abbiamo potuto vedere il referto anatomo-patologico del ricevente poi deceduto, e immagino che sia da lì che si potranno evincere eventuali problemi”.

“Ma bisogna pur ricordare che in un trapianto i rischi e le problematiche ci sono, anche agendo perfettamente – puntualizza l’esperto – perché fanno parte dell’attività trapiantologica. Se un chirurgo promette un successo del 100%, dice una bugia. Per il trapianto al cuore vantiamo una sopravvivenza sopra l’80% a un anno dall’intervento, ma c’è sempre quella quota di 20%” che purtroppo non ce la fa.

Fonte: Adnkronos

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